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Google AdSense Spike Checklist: Cosa Controllare

Come molti, ho un sito con Google AdSense che mi permette di avere un modesto introito mensile oltre alla mia normale attività di consulente. Ieri, in serata, ho deciso di dare la solita occhiata alle performance del sito, per tenerne d’occhio i guadagni. E ho avuto una sorpresa.

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In un solo giorno avevo guadagnato ben €250! Nonostante la felicità della mia ragazza, che probabilmente già sognava una sessione di shopping selvaggio, ho capito subito che era un aumento repentino dei guadagni (definito in gergo un “AdSense spike”) innaturale, dovuto a qualche attività illecita avvenuta sul sito.

Ho cercato allora di scoprire la fonte del problema, armandomi di pazienza. La prima cosa che mi è saltata all’occhio è stata che questo alto guadagno era dovuto a 179 click simultanei, tutti allo stesso annuncio, provenienti da traffico diretto in un articolo vecchio di anni. Dato utile è che tali click non coincidevano ad un aumento notevole delle visite, quindi era evidente che fossero stati operati da un unico visitatore.

Era quindi scontato che lo shopping selvaggio non sarebbe mai accaduto. Quei click erano innaturali (“invalidi” secondo la terminologia di AdSense) e avevano portato a dei guadagni solo fittizi. Adesso, bisognava solo scoprirne la causa. Era stato manomesso il codice del mio sito (ipotesi più grave), o si era verificato l’attacco esterno di un bot che aveva portato alla pubblicazione dell’annuncio e a click manuali?

Dopo aver fatto le stesse verifiche che ti consiglio in questa AdSense spike checklist, ho chiamato al cellulare un amico programmatore per avere la sua opinione esperta in merito. Insieme, abbiamo convenuto che l’attacco fosse di natura esterna. Qualcuno aveva impostato il mio sito web come destinazione dei propri annunci, e poi aveva pagato una persona per fare manualmente click su di essi. Il motivo mi è tutt’ora ignoto, ma sapevo per certo che questo inconveniente rappresentava per me un grosso problema (come spiego più avanti nell’articolo).

Ma andiamo con ordine: ecco prima di tutto la mia checklist di passi da fare per controllare se anche tu noti un AdSense spike sul tuo sito:

Il tuo Sito Web

Controlla le pagine principali, i menu, le URL, il footer e apri un paio di articoli per assicurarti che tutto sia esattamente come te lo ricordi. Cerca in particolare stringhe di codice non chiuse, immagini fuori posto, testo mancante o testo che non ti ricordi di aver inserito.

Il Backend del tuo CMS

Verifica di poter accedere correttamente al backend, che la tua password non sia stata modificata, che non ci siano temi o plugin installati senza il tuo permesso, commenti con stringhe di codice pericoloso, immagini che tu non hai mai caricato, o qualunque altra cosa non ti convinca.

AdSense Performance Report

Identifica il periodo preciso del tuo AdSense spike (solitamente è un giorno solo), e cerca di racimolare quante più informazioni possibili, come ad esempio che tipo di annuncio è stato cliccato (160×600? 300×250? solo immagini? solo testo? ecc.), quali sono i valori di CPC e RPM dell’annuncio, e via dicendo.

Google Analytics

Isolato il periodo dello spike, devi cercare di capire da dove proviene il traffico. Nel mio caso (e probabilmente lo sarà anche nel tuo), era traffico diretto da fonte sconosciuta, concentrato nell’arco di pochissimi secondi. Usando il report delle performance di AdSense (hai collegato AdSense ad Analytics, vero?) racimola quante più informazioni possibili. Ti consiglio anche di aggiungere un’annotazione al grafico, così da ricordare perfettamente quando è avvenuto l’AdSense spike.

FTP / SSH

Usando un programma che ti permetta di accedere direttamente ai file del tuo sito, controlla i log di sistema e verifica quali sono stati gli ultimi file modificati. Se noti dei file modificati di recente che ti sembrano sospetti, segnali da parte e verifica online se altri hanno avuto la stessa esperienza. Oppure…

Chiedi ad un Programmatore

Nessun uomo è un isola. Se non ti trovi a tuo agio con il codice, chiedi ad un programmatore esperto di dare un’occhio al tuo sito. Se è una persona competente, saprà dove guardare e come risolvere il problema in pochi minuti.

 

Una volta operati tutti i controlli necessari, rimane solo un passo: forse il più importante: notificare Google del problema. Nota bene che questa non è solo un’operazione di cortesia nei confronti di Big G. È espressamente scritto nella Guida di AdSense che è dovere di ogni publisher notificare il team di supporto su ogni attività sospetta.

Devi sapere, infatti, che Google considera una tua precisa responsabilità tenere il tuo sito pulito e inattaccabile dall’esterno. Se si verificano clic invalidi, manomissioni del codice, o altri problemi di natura tecnica, sei tu, proprietario del sito, il solo ed unico responsabile e il tuo account AdSense può essere sospeso.

Grazie ai dati raccolti nell’analisi del sito descritta sopra, ho compilato il modulo per la notifica dei click invalidi presente nella sezione Help di AdSense, cercando di essere il più preciso possibile sulla natura del problema.

In questo modo, Google saprà che le attività sospette sul mio sito web non sono opera mia, ma di un soggetto esterno, che va identificato e bloccato (anche perché potrebbe creare problemi ad altri publisher) e quindi il mio account non correrà alcun rischio di essere sospeso.

 

Questo è tutto. In circa un’oretta di lavoro ho notato, identificato e segnalato il problema seguendo le procedure descritte da Google. Attualmente, il mio account notifica ancora la presenza dei guadagni innaturali, ma immagino che la situazione verrà rettificata nell’arco di un paio di giorni.

Aggiornerò questo articolo appena la situazione sarà definitivamente risolta. Quindi, torna a leggermi per sapere com’è finita questa piccola avventura 🙂

 

Hai avuto anche tu problemi con un AdSense spike? Segnalameli nei commenti e cercherò di aiutarti.

 

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Nascondere l’Ultimo Accesso a WhatsApp

Finalmente è arrivata. Più richiesta della Playsation4, più desiderata di Kate Upton, più attesa di una vincita al SuperEnalotto. WhatsApp oggi ha finalmente introdotto la novità che molti utenti attendevano.

Nascondere-ultimo-accesso-whatsapp-danielebazzano

Con l’ultimo aggiornamento di WhatsApp per Android, infatti, è finalmente possibile nascondere l’ultima visita agli altri utenti.

Vediamo insieme come fare. Le istruzioni sono relative alla versione in inglese, ma sono sicuro non ti sarà difficile trovare il corrispettivo nella versione italiana.

1) Dalla lista delle chat in corso, ti basta cliccare sul menu contestuale in alto a destra, e andare su Settings.

Nascondere-ultimo-accesso-whatsapp-Home-danielebazzano   Nascondere-ultimo-accesso-whatsapp-Settings-danielebazzano

 

2) Dopo, vai su “Account”, e poi su “Privacy”.

Nascondere-ultimo-accesso-whatsapp-Account-danielebazzano   Nascondere-ultimo-accesso-whatsapp-Privacy-danielebazzano

 

3) A questo punto, non ti rimane che cliccare su “Last Seen” e scegliere l’opzione che preferisci (quasi sicuramente “Nobody”) 🙂

Nascondere-ultimo-accesso-whatsapp-LastSeen-danielebazzano

Fatto! Da adesso in poi, data e orario del tuo ultimo accesso non saranno più visualizzati su WhatsApp. Nè ai tuoi contatti, né a nessun’altro.

P.S.
Il grandissimo Eugenio Agnello (cui appartiene lo screenshot più sotto), mi fa notare che la stessa funzione è adesso disponibile anche per gli utenti iOS.

Basta andare su “Settings” –> “Advanced”, e impostare “Last Seen Timestamp” su Off.

Ecco il risultato:

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Ti è stato utile? Fammi sapere nei commenti!

 

Foto del post di nasrul ekram su Flickr.

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Scaricare Immagini da Google Drive

Google Drive, la più recente evoluzione di Google Docs, è una suite online di programmi per la gestione di documenti, presentazioni, tabulati (spreadsheet) e form. Pensala come una raccolta dei classici programmi di Microsoft Office (Word, Excel, PowerPoint, ecc.), ma disponibile gratuitamente tramite browser e con funzioni avanzate di collaborazione sul Web.

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L’altro giorno mi si è presentato un problema, la cui soluzione potrebbe aiutare anche te. Un cliente mi ha passato un documento con un brief aziendale su Google Drive, e avevo la necessità di scaricare le immagini in essa contenute per integrarle nella presentazione della strategia di marketing che stavo preparando.

Il problema, però, sta nel fatto che Google Drive non permette di scaricare le immagini sul proprio computer. Sì, puoi scaricare il documento in PDF, esportare la pagina che ti interessa in JPG, e poi ritagliare l’immagine che ti serve con un qualsiasi editor di immagini (Anteprima su Mac, ad esempio).

Tuttavia, capisci bene che questa non è esattamente una soluzione pratica. Soprattutto, se le immagini contenute nel documento sono tante. Allora, ho fatto un paio di prove, ed ho scoperto un metodo davvero semplice e veloce di scaricare immagini da Google Drive.

Ti basta semplicemente andare nel menu “File”, selezionare “Download as…” e poi selezionare “Web Page”. Questa impostazione, scarica sul tuo computer una versione del documento che mima le fattezze di una normale pagina web che apriresti sul tuo browser.

E qui sta il bello. Dentro l’archivio ZIP contenente il file .htm della tua pagina web scaricata, troverai anche una cartella “Immagini”, contenente tutte le immagini che si trovano all’interno del documento!

Et voilà, ho impiegato tre secondi per avere immediatamente a disposizione tutte le immagini di cui avevo bisogno in formato JPG, pronte per essere modificate, copiate o utilizzate in altre applicazioni.

 

Che ne dici? Facile, no?

 

Foto del post di Mr.TinDC su Flickr.